I pronostici del gotha del football italico si sono rivelati esatti, zero chances di vittoria per gli estensi a torino. Offence, defence e special team: a Torino le TXT Aquile sono andate sotto tono in tutti e tre i reparti, nella stessa sera. E si è visto subito. I Giaguari hanno aperto con un primo drive pulito: Greenfield dentro da sei yard, Salsa dai pali e hanno raddoppiato pochi secondi più tardi grazie a un fumble sul ritorno estense: nessun bloccatore davanti a un ritornatore lasciato lì, imolato, e palla a terra sulla 22 di casa. Due giocate dopo, Colangelo ha raccolto da due yard il passaggio di Duranti e il 14-0 era servito ancora nel primo quarto. Determinante, certo. Episodi cruciali, ma le cause partono da molto più lontano.

Finisce 42-10 per i Giaguari, e va detto subito: hanno vinto meritandolo, senza appello.
Primo quarto TD Greenfield, fumble TXT Aquile su Kick off return e TD Colangelo settano il tono Per i Giaguari. Nel secondo quarto Tenconi ha allungato con una corsa da sette yard (21-0) prima che le TXT Aquile dessero il loro unico segnale di vita vera: la bomba da 78 yard di Kraft per Wright. Durante la partita arriva anche quella che a nostro avviso è stata la migliore giocata offensiva estense, la ricezione spettacolare di capitan Medini, con un amplio guadagno after catch che ha illuminato per un attimo l’attacco. Un touchdown cancellato da un holding (il marchio di fabbrica della stagione) e poi il colpo di teatro, con lo stesso Wright a lanciare 23 yard di touchdown per Pozzebon, extra point di Barbaro: 21-7. L’illusione è durata poco. Greenfield ha risposto con una corsa da 30 yard che ha preparato il touchdown su frustata di Duranti da 32, poi ancora Greenfield da cinque: 35-7 al riposo.
I guai dell’attacco estense non finiscono, degni di menzione per la D Torinese il sack da -20 yard di Liffredo, Diaz che ha steso Wright, l’intercetto di Lazzaretto, e per chiudere il primo tempo la trick play del doppio passaggio diventata illegal forward pass a due secondi dalla sirena. Muovere la palla è resta il problema principale per le Aquile.

La ripresa ha avuto poco e nulla da raccontare. Le TXT Aquile hanno provato a rientrare in partita con alcune scorribande di Kraft (corse da dieci, otto e quattro yard), ma un’unsportsmanlike conduct ha trasformato un quarto e tre in quarto e diciotto, e con esso il turnover on downs. Il tabellino estense si è arricchito solo del field goal da 38 yard di Barbaro: 35-10. Nel quarto periodo Giuliani ha firmato l’ultimo touchdown su ricezione da otto yard servito da Duranti — propiziato da una unnecessary roughness che aveva consegnato il primo e goal — e il 42-10 ha chiuso i conti, con un altro intercetto di Lazzaretto a spegnere l’ultimo tentativo.

Considerazioni: Greenfield ha corso dentro e attorno alla miglior difesa sulle corse del campionato, e Duranti ha alternato gambe e braccio con la calma di chi non ha mai sentito pressione. Specchio simmetrico in casa estense: l’attacco ha confermato la fatica cronica a guadagnare campo e a proteggere il quarterback due sack pesanti, le poche giocate esplosive annullate dalle bandierine, un pallone perso, la difesa è apparsa sottotono proprio nel reparto che era stato il suo vanto, e gli special team hanno consegnato avversario e inerzia nei primi minuti. Quando tre reparti su tre vanno in difficoltà la stessa sera, il punteggio è una fotografia onesta.

E qui sta il punto vero, oltre il tabellino, ll’«occhio della tigre» le TXT Aquile non l’hanno mai avuto per tutta la stagione. Non è questione di citazioni: è una squadra che necessita di una cultura di football moderna ed uptodate. Ed è esattamente la cultura il punto di partenza su cui HC Tevin Hanley vuole investire per una squadra che può vincere prima che con gli schemi con la testa ed il cuore.
Due note a margine, registrate con la dovuta eleganza. La crew arbitrale ha interpretato il regolamento con una generosità distribuita su entrambe le metà campo: diciamo che la coerenza del metro resta, cortesemente, materia opinabile. E quanto alla cornice, il pubblico torinese è stato caldo, soprattutto nel lessico, decisamente non elegante e rispettoso, oltre al fatto che il principio di regolamento per cui l’accesso al campo è «riservato alle persone autorizzate» e identificabili si è confermato più una nobile aspirazione che non una regola, durante e dopo la gara, con invasione di campo e fumogeni con i saluti e le squadre ancora in campo.

Finisce qui, alla Wild Card. Con Taddia e altri pezzi pregiati fermi ai box e con Kraft che gioca acciaccato dalla terza giornata, arrivare ai playoff non era affatto scontato. Il bicchiere mezzo pieno dice che l’obiettivo stagionale è stato raggiunto ma ora si deve fare tesoro dell’esperienza maturata per salire di un ulteriore gradino nel percorso di crescita di una squadra che crede nello sport, nei suoi valori e nell’etica del duro lavoro.
“Football doesn’t build character, it reveals character.”
Marv Levy
Ufficio Stampa Aquile Ferrara



















